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sabato 16, dicembre 2017

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Francesco De Piccoli: 80 anni tra ring e scuola guida

Francesco De Piccoli: 80 anni tra ring e scuola guida

| il 29, nov 2017

Oggi è il compleanno di un associato Unasca molto particolare: auguri al campione Francesco de Piccoli, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma nel 1960

Ottant’anni e non sentirli, nonostante le tante “battaglie” disputate sui ring di tutta Italia con il pubblico sempre in piedi ad applaudirlo, quando nel cartellone delle serate figurava sempre come il pugile più atteso. Francesco De Piccoli è ancora integro e oggi taglia il traguardo delle ottanta primavere essendo nato a Campalto il 29 novembre del 1937. Il campione, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma nel 1960 nella categoria dei massimi, in quella Olimpiade dove l’allora Cassius Clay poi divenuto Muhammad Alì vinse nei mediomassimi.  «Sì, nei massimi vinsi io» racconta De Piccoli, «battendo in finale il sudafricano De Bekker per ko alla prima ripresa, anche se il mio capolavoro fu nel secondo turno quando riuscii a superare il russo Abramov, campione europeo e uno tra i più forti massimi dilettanti di sempre. Diventai di colpo l’ottavo re di Roma. Il pugilato mi ha dato tanto, mi ha fatto sentire un uomo importante e soprattutto mi ha insegnato cosa vuol dire la parola “rispetto” , una cosa che in altri sport difficilmente ti viene insegnata». Si parlava per questo bigmatch addirittura dello stadio San Siro, che pochi anni prima aveva ospitato 61.000 spettatori per il titolo mondiale tra Duilio Loi e Carlos Ortiz. La sera del 22 marzo i sogni s’infransero nella dura realtà dei colpi di Bethea. Nella quarta ripresa incassò dall’americano un destro preciso, ci fu un duro scambio e poco dopo un destro tremendo centrò la mascella di De Piccoli che tra la costernazione generale andò al tappeto, cercò disperatamente di rialzarsi ma i 10” scanditi dall’arbitro decretarono inesorabilmente il ko. De Piccoli si preparò al rientro con il nero Joe Bygraves, avversario, in precedenza, di molti pugili italiani e che tra l’altro l’anno prima era stato battuto ai punti proprio da Wayne Bethea. Se il match con Bethea fu duro quello con Bygraves per certi versi fu peggiore. Il 7 giugno 1963 il pubblico romano assistè alla debacle di questo colosso che tanto aveva fatto sognare dopo il trionfo alle Olimpiadi. Bygraves era un mancino come lui e il suo sinistro fu un incubo per De Piccoli e per gli spettatori, il nostro pugile dopo tre conteggi fu messo ko alla seconda ripresa, per rialzarsi dopo qualche angoscioso minuto. Quella sera in pratica Franco De Piccoli passò definitivamente il testimone a Nino Benvenuti netto vincitore di Tony Montano.
E’ rimasto sempre il dubbio che la sua conduzione si sarebbe dovuta svolgere in maniera differente, con più prudenza. Unico peso massimo italiano a vincere le Olimpiadi avrebbe potuto essere anche il più grande tra i professionisti: erede dichiarato di Primo Carnera ed Erminio Spalla, ma qualcosa in lui s’incrinò dopo il match con Bethea soprattutto dal lato psicologico, componente importantissima per un peso massimo che aveva un sinistro devastante, ma la mascella di vetro.

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