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venerdì 16, novembre 2018

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A Bruxelles la 12° edizione della Pin Conference, l’Europa lontana dalla Vision Zero

A Bruxelles la 12° edizione della Pin Conference, l’Europa lontana dalla Vision Zero

| il 20, giu 2018

Più di tante altre popolazioni, sembra che i norvegesi negli ultimi anni abbiano maturato la consapevolezza dei rischi associati alla guida. E l’Italia di cosa ha bisogno? Probabilmente il modello norvegese può esser fonte di ispirazione: coordinazione, infrastrutture, sistemi di sicurezza, controllo ed educazione, ma molto spesso un’iniezione di buon senso può essere sufficiente.

Organizzata da ETSC, si è tenuta alla Norway House la 12° edizione della PIN Conference. Ogni anno si premia il paese con il miglior risultato ottenuto in termini di riduzione di incidenti stradali mortali. Quest’anno non è stato assegnato l’Award poiché nessun paese ha ottenuto dei risultati rispetto agli anni precedenti. Tra i presenti, il Ministro dei Trasporti norvegese Ketil Solvik-Olsen che ha spiegato l’impegno congiunto delle differenti autorità per cercare di ottenere l’ambita Vision Zero. La ricetta scandinava sembra che sia una miscela di educazione stradale per tutti fin da piccoli, coordinazione fra i diversi soggetti pubblici e privati coinvolti nel campo della sicurezza stradale, campagne d’informazione e controllo del territorio. I numeri parlano chiaro: per una popolazione di poco più di 5 milioni di abitanti, nel 2017, si sono registrate 105 vittime. L’unità di misura normalmente impiegata è il numero di morti per milione di abitanti. La media europea si aggira intorno ai 55. La Norvegia è a 21. Più di tante altre popolazioni, sembra che i norvegesi negli ultimi anni abbiano maturato la consapevolezza dei rischi associati alla guida. Tra le pubblicazioni presentate nel corso dell’evento spicca l’Annual Report – Ranking EU Progress con indicati i dati aggiornati al 2017 sugli incidenti stradali (etsc.eu). La situazione non è delle migliori: in Europa ogni anno muoiono 25.250 persone e ne rimangono gravemente ferite 135.000. Usando la metafora scelta dagli organizzatori: “è come se due aerei trasposto passeggeri cadessero ogni settimana”. Fa meno scalpore, ma si ottiene lo stesso risultato. Altra pubblicazione presentata, non più rassicurante, riguarda il numero di incidenti che vede coinvolti gli utenti più giovani. Negli ultimi 10 anni l’Europa ha perso 8100 bambini sulle strade: ogni giorno ne muoiono 2 e ne vengono feriti gravemente almeno 30. Di cosa abbiamo bisogno? Probabilmente il modello norvegese può esser fonte di ispirazione: coordinazione, infrastrutture, sistemi di sicurezza, controllo ed educazione, ma molto spesso un’iniezione di buon senso può essere sufficiente. Uno studio presentato dalla ricercatrice ETSC, Dovile Adminaite, riporta che i sistemi di ritenuta per bambini hanno ridotto dell’80% i decessi negli ultimi anni, anche se ancora oggi, risulta che circa il 75% dei dispsitivi non venga utilizzato correttamente.

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