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Archivio unico e il gioco delle tre carte

Archivio unico e il gioco delle tre carte

| il 07, mar 2014

Sono molte le variabili che hanno accompagnato i tentativi di riforma del doppio sistema pubblico che obbliga gli automobilisti e le imprese italiane a farsi carico di pagarne i doppi costi.

Verrebbe da dire, viste le recenti esternazioni Aci, analogamente a quanto si è avuto modo di leggere nel recente passato sui comunicati sindacali e inchieste giornalistiche sul mondo dell’Ente. Sono molte le variabili che hanno, di volta in volta, accompagnato i tentativi di riforma del doppio sistema pubblico che obbliga gli automobilisti e le imprese italiane a farsi carico di pagarne i doppi costi.

Davvero banale tornarne a parlare perché  il tema, oltre ad essere ben noto, è stato per così dire attenzionato dal Parlamento e qualche settimana prima anche dal Commissario Straordinario per la revisione della spesa pubblica. E ben inquadrato nei costi e funzioni tenute da Motorizzazione e PRA dall’inchiesta pubblicata su L’Espresso. Del tutto inutile poi l’esercizio di stabilire se sia meglio la Motorizzazione o il PRA o, peggio ancora, se ha ragione il Ministero o l’Aci (che tutto è meno che lo Stato come ha ben evidenziato – e ancor meglio sintetizzato rispetto alle inchieste giornalistiche negli anni scorsi – Sergio Rizzo sul Corsera).

Quello che più colpisce sono state le dichiarazioni rilasciate dal presidente dell’Aci sul ruolo dell’Aci e del PRA, e della Motorizzazione, ha fornito una descrizione della realtà operativa ben lontana da quella effettiva. 

Il vero problema, come già è accaduto in passato, è che si farà il possibile e l’impossibile perché “tutto cambi perché nulla cambi davvero” nel solco della ben nota tradizione gattopardesca che ha, purtroppo spesso, caratterizzato le scelte della politica italiana. E che il clima sia quello lo dimostrano le numerose esternazioni di autorevoli addetti ai lavori che, anche sulle pagine della nostra rivista, hanno dichiarato sulla nascita dell’archivio perplessità procedurali, giuridiche, ma anche legate alla volontà politica o meno di una vera azione riformatrice.

Qualche settimana fa anche il Governo ha fatto sentire la sua voce con l’intervista del Sottosegretario Erasmo D’Angelis a Quattroruote che nel corso della conferenza stampa del gennaio scorso per  presentare la rivoluzione in atto sia sul mondo patenti che per il contrasto alle frodi assicurative, messe in pista dal suo Dicastero, ci ha concesso un’intervista nella quale ha confermato l’avvio della discussione governativa.

Quello che invece più colpisce sono state le dichiarazioni rilasciate dal presidente dell’Aci, sempre a Quattroruote, che rispondendo alle diverse, puntuali domande sulla unificazione degli archivi, sul ruolo dell’Aci e del PRA, e della Motorizzazione ha fornito una descrizione della realtà operativa ben lontana da quella effettiva. Sarebbe stucchevole, sulle pagine del nostro giornale, soffermarci ad analizzare le non verità, le palesi contraddizioni e il non senso di alcune risposte fornite da Sticchi Damiani. E noioso perché si sta parlando di un copione datato oltre che, appunto, ben noto. Ma non si può non osservare la “clamorosa” strumentalizzazione sul personale dipendente Aci che spesso accompagna le politiche mediatiche dell’Ente.

L’anno scorso, rimanendo stupito dall’enfatizzazione mediatica di Aci nell’annunciare, con tanto di comunicato stampa, il telegramma di auguri inviato al Santo Padre per l’elezione a Pontefice con la relativa richiesta della benedizione dei 10000 dipendenti diretti e indiretti di Aci. Come non osservare oggi la clamorosa “giravolta” dei numeri, diventati nel giro di pochi mesi “solo” 7000? E nessuno dei dipendenti del PRA ha, nel frattempo, perso e per fortuna il proprio posto di lavoro. Si sono perse 3000 persone in così poco tempo? Su un solo concetto tra quelli espressi nell’intervista siamo davvero d’accordo con il presidente dell’Aci: l’auspicio che il Governo approfondisca sulla riforma valutando tutti gli aspetti essenziali, ma nel pieno rispetto delle Istituzioni e dei personaggi coinvolti, come li definisce. Se ciò avverrà, come siamo convinti, sarà dura per chi ama cambiare le carte in tavola e soprattutto per chi ritiene di poter imporre una realtà virtuale, a danno di Cittadini, Imprese e dello Stato.

Ottorino Pignoloni

Segretario Nazionale Studi

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