“Brucerai”: quando la sicurezza stradale diventa un progetto di comunità
di Raffaele Moretti
Dal cuore della Valle d’Itria un progetto che unisce giovani, scuola, istituzioni e territorio nel segno della prevenzione. E un’autoscuola che diventa presidio di educazione e sicurezza.
Nella splendida cornice della Villa Comunale di Locorotondo, nel cuore della Valle d’Itria, domenica 30 agosto è stato proiettato “Brucerai”, cortometraggio dedicato alla sicurezza stradale, diretto dalla regista Marica De Michele e nato all’interno del progetto “Vite in Strada”, ideato e fortemente voluto dal collega Francesco Perrini, titolare dell’Autoscuola Pieffe Nuova di Locorotondo, associato UNASCA, e presidente dell’associazione Vite in Strada.

“Brucerai” è l’esito del percorso di formazione e produzione cinematografica Passaggi FilmLab, che ha coinvolto ragazzi delle scuole secondarie di primo e secondo grado di Locorotondo e giovani del territorio. Non semplici destinatari di un messaggio sulla sicurezza stradale, ma protagonisti di un percorso che li ha portati a confrontarsi con la costruzione della storia, la scrittura e la realizzazione cinematografica, affiancati da professionisti del territorio e collaboratori internazionali.
Il progetto, promosso dal Comune di Locorotondo e sostenuto dalla BCC di Locorotondo, ha ottenuto, tra gli altri, il patrocinio del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, della Regione Puglia, di UNASCA e di PIARC Italia, mettendo insieme scuole, istituzioni, associazioni e diverse realtà del territorio.
Alla serata hanno partecipato numerose autorità, tra cui il Direttore Generale Gaetano Servedio, il Segretario nazionale Autoscuole UNASCA Alfredo Boenzi, l’assessore regionale alla Sanità Donato Pentassuglia e rappresentanti della Polizia Stradale e della Polizia Locale.
Ma il dato più significativo è probabilmente un altro: la straordinaria partecipazione di pubblico. Una Villa Comunale gremita, con ragazzi, ragazze, famiglie e cittadini di diverse generazioni, ha seguito con grande partecipazione un cortometraggio capace di suscitare emozioni forti. Un pubblico così eterogeneo è forse la rappresentazione più concreta dello spirito del progetto: la sicurezza stradale non riguarda una categoria o una generazione, ma riguarda tutti.
Una corsa clandestina, due amici, l’euforia del gruppo, la velocità. Poi, improvvisamente, l’incidente.

“Brucerai” parte da una dinamica molto più comune di quanto si possa pensare: la progressiva normalizzazione del rischio. Quel meccanismo per cui un comportamento pericoloso, ripetuto più volte senza conseguenze, finisce quasi per non essere percepito più come tale. Ogni volta non succede nulla. Ogni volta va bene. Fino a quando qualcosa accade.
Nelle note che accompagnano il cortometraggio, la regista parte proprio da quel senso di invincibilità che spesso caratterizza la giovane età e da una frase semplice quanto pericolosa: “a me non succede”. Il film non trasforma però tutto questo in una lezione morale, non punta il dito contro i ragazzi e non cerca colpevoli. Prova piuttosto a portarci dentro le loro dinamiche: la voglia di libertà, il rapporto con il gruppo, la ricerca del limite e la sottovalutazione delle conseguenze.
Soprattutto, sceglie di raccontare non soltanto l’incidente, ma ciò che viene prima e ciò che rimane dopo. È forse qui che il cinema riesce a fare qualcosa di diverso rispetto a una tradizionale campagna informativa: non si limita a trasmettere un messaggio, ma lo trasforma in un’esperienza attraverso una storia e personaggi nei quali riconoscersi.
Ma andando oltre il valore cinematografico del corto emerge uno degli aspetti più interessanti dell’intero progetto: la capacità di aver creato comunità.
Un concetto richiamato anche dal DG Gaetano Servedio, che nel suo intervento ha sottolineato come la sicurezza stradale rappresenti un interesse collettivo e appartenga all’intera comunità. Aver messo insieme amministrazione comunale, Regione, Ministero, scuole, associazioni, famiglie, imprese e professionisti racconta la volontà di un territorio di non fermarsi alle dichiarazioni di principio, ma di fare qualcosa di concreto per il futuro dei propri ragazzi.

In questo assume un significato particolare il lavoro svolto da Francesco Perrini. Francesco è riuscito a mettere l’autoscuola al centro del progetto, non con l’obiettivo di emergere o rivendicare un ruolo da protagonista, ma facendone un collettore di energie, competenze e sensibilità. Un punto di incontro capace di mettere in relazione mondi diversi e trasformare un bisogno della comunità in un progetto concreto.
Ed è probabilmente questa una delle indicazioni più importanti che arriva dal cuore della Valle d’Itria.
Dobbiamo infatti superare progressivamente l’idea che l’autoscuola esaurisca la propria funzione nella preparazione di un candidato all’esame e nel conseguimento della patente. Le autoscuole sono, e dovranno esserlo sempre di più, veri presìdi territoriali di educazione, formazione e prevenzione.
Sono luoghi attraversati ogni giorno da migliaia di giovani proprio nel momento in cui acquisiscono una nuova autonomia. Prendere la patente significa conquistare libertà: scegliere dove andare, con chi e quando. Ma questa libertà arriva quando l’esperienza alla guida è ancora minima e la percezione della propria vulnerabilità non sempre è altrettanto sviluppata.
È qui che il nostro lavoro assume un significato che va ben oltre l’insegnamento delle regole del Codice della strada. Educare significa contribuire a sviluppare la percezione del rischio, lavorare sui comportamenti, sulla consapevolezza e sulla responsabilità verso sé stessi e verso gli altri.

Il Segretario nazionale Autoscuole UNASCA Alfredo Boenzi, nel complimentarsi per il progetto, ha sottolineato come il ruolo delle autoscuole non possa più essere relegato al solo conseguimento della patente. Le novità introdotte dalla Legge 177/2024 rafforzano il ruolo che le autoscuole possono svolgere anche all’interno delle scuole, nell’educazione e nella prevenzione.
Non è soltanto un riconoscimento normativo. È una responsabilità e, allo stesso tempo, una grande opportunità per la nostra categoria. Un’autoscuola radicata nel proprio territorio conosce i ragazzi, incontra le famiglie, dialoga con le scuole e costruisce relazioni con amministrazioni e associazioni. Può diventare un presidio stabile della cultura della sicurezza, un punto di riferimento per costruire conoscenza, consapevolezza e comportamenti responsabili.
La parola prevenzione è stata anche al centro dell’intervento dell’assessore regionale alla Sanità Donato Pentassuglia. Quando si parla di sanità – ha evidenziato – inevitabilmente si parla anche di costi. Molto meno frequentemente ci si domanda quanto questi costi potrebbero essere ridotti investendo maggiormente nella prevenzione.

Un ragionamento che vale pienamente anche per la sicurezza stradale. Le conseguenze degli incidenti hanno un costo umano incalcolabile, al quale si aggiunge un enorme costo sociale e sanitario. Prevenire significa salvare vite, evitare sofferenze alle famiglie, ma anche investire responsabilmente sulle risorse della collettività.
Pentassuglia ha inoltre ricordato come la cultura della sicurezza non possa riguardare soltanto i giovani, ma debba coinvolgere tutti e, soprattutto, come temi di questa portata non possano e non debbano avere colore politico.
Le statistiche, con la freddezza tipica dei numeri, continuano a fotografare una realtà intollerabile: gli incidenti stradali rappresentano una delle principali cause di morte tra i giovani. Ma dietro ogni numero ci sono una persona, una famiglia, degli amici, una comunità.
Non possiamo occuparcene soltanto quando la tragedia si è già consumata e magari ci ha toccato da vicino. La sicurezza stradale si costruisce prima. Nelle famiglie, nelle scuole, nelle istituzioni, nei luoghi della formazione. E anche nelle nostre autoscuole.
“Brucerai” lascia immagini ed emozioni forti, ma soprattutto una consapevolezza: la prevenzione funziona quando smette di essere il compito di qualcuno e diventa responsabilità di tutti.
Dal cuore della Valle d’Itria arriva quindi un messaggio che riguarda direttamente anche noi: essere autoscuola oggi significa certamente formare conducenti preparati, ma sempre di più significa essere presenti nella propria comunità, intercettarne i bisogni, creare relazioni e contribuire a costruire una cultura della mobilità più consapevole e responsabile.
Significa, in definitiva, essere ogni giorno un presidio di educazione e prevenzione sul territorio.