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mercoledì 28, febbraio 2024

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Cima

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Il sogno di un giorno di mezza estate

Il sogno di un giorno di mezza estate

Il sogno di un giorno di mezza estate

Sarà l’incertezza che caratterizza queste giornate della prima decade di agosto, in una sorta di perenne altalena tra la speranza che qualcosa cambi davvero e la delusione che immancabilmente ti assale perché sembra invece andare sempre peggio, unitamente al caldo africano di queste ore che mi hanno spinto a estraniarmi, a sognare.
“C’è la crisi che continua a tormentare l’Italia e il nostro lavoro quotidiano. C’è una politica che vive da anni in perenne conflitto.
Sostanzialmente c’è un sistema paese che non regge più, perché non è in grado di dare risposte ai problemi e sembra sempre meno capace di fornire soluzioni, creare aspettative. L’auto è ai minimi storici.
Da status symbol nell’Italia del boom economico oggi è trattata peggio di un rifiuto radioattivo!
Tasse, e poi tasse e poi ancora tasse…. nazionali, regionali, provinciali, comunali. Poi ci siamo noi, gli sbrigapratiche di un tempo, i volenterosi passacarte che facevano la fila presso i diversi uffici pubblici per targare un’auto, per fare il passaggio di una moto, richiedere una licenza di trasporto per un camion o il rinnovo della patente. Sbrigapratiche che il Legislatore, nel condividere le politiche della categoria stessa, ne favorì l’evoluzione in imprese consulenziali, vere e proprie diramazioni della Pubblica Amministrazione con la nascita, nel 2000, dello STA – Sportello Telematico dell’Automobilista.
Il primo esempio di sinergia pubblico-privata con risultati eclatanti a tal punto che, malgrado siamo l’unico Paese al mondo dove esiste un doppio archivio pubblico (il PRA – Pubblico Registro Automobilistico che si assomma alla Motorizzazione Civile), l’Italia primeggia in Europa per le procedure informatiche legate alla messa in circolazione dei veicoli. Tutto questo grazie ai 6000 STA privati! Dovremmo essere “coccolati, sostenuti, controllati, qualche volta pure sanzionati” invece siamo “sfruttati, danneggiati, addirittura discriminati” dal doppio servizio pubblico. Un sistema pubblico, quello che ruota intorno all’auto, che coinvolge lo Stato, le Regioni, le Province, il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e un Ente pubblico non economico che tutto è meno che “pubblico” e meno che mai “non economico”.
In un Paese in palese difficoltà, bisognoso di politiche riformatrici, di scelte, di semplificazioni e di una maggiore coesione tra i vari interessi, ecco finalmente venire alla luce un Governo che propone leggi ad un Parlamento che in breve tempo li arricchisce di contenuti affichè l’auto non sia più ritenuta il male, razionalizzandone così la fiscalità, eliminando duplicazioni documentali e procedurali.
Un solo servizio pubblico che si occupi della tenuta del sistema, che coordina e controlla i privati abilitati che per essere tali devono fornire precise garanzie professionali e morali, nell’ambito di una puntuale disciplina normativa. Un sistema semplice, funzionale, nell’interesse collettivo quello che regola la circolazione dei veicoli così come la riscossione dei tributi, le autorizzazioni al trasporto di cose e persone e la navigazione delle imbarcazioni. Un modello operativo dove semplicità e immediatezza si sposano con qualità e trasparenza del servizio privato i cui standard vengono certificati e controllati dal servizio pubblico senza commistioni e senza sovrapposizioni di ruoli. Cosicchè, l’automobilista, l’impresa, l’autotrasportatore o l’utente del mare siano ben soddisfatti nel veder risolti i propri problemi e soddisfatte le relative esigenze, pagando il giusto corrispettivo che deve essere condizionato dalla qualità di un servizio svolto in regime di libera concorrenza e non certo dalle furberie, illegalità. Sorrido – mi dico – ce l’abbiamo fatta , ora sì che posso andarmene a riposare tranquillo, a prendere fiato…”.
Mi sveglio di soprassalto… è giorno… Il caldo è soffocante e mi accorgo che era solo un sogno… che niente ha a che fare con il sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare, e il suo intreccio di amori tra incantesimi e speranze deluse.
Chissà se prima o poi tra i nostri governanti non appaia il piccolo Puck, il folletto shakespeariano che, con le sue magie, senza far errori però, risvegli la coscienza di chi ha il dovere di servire il Paese e realizzarlo davvero il sogno… Quello di un paese normale, con tutto quello che ne consegue anche per quanto ci riguarda operativamente parlando.

Ottorino Pignoloni
Segretario Nazionale Studi

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