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Mobilità, il primo passo è la giusta didattica

Mobilità, il primo passo è la giusta didattica

| il 25, feb 2019

di Francesco Osquino

Gli ostacoli che UNASCAbile vuol aiutare a superare non sono solo quelli della adeguata accessibilità di un sito web o delle barriere architettoniche. Perché la mobilità sia davvero un diritto anche del disabile, e permettergli cioè, quando possibile, di condurre il proprio veicolo, occorre partire anche dalla didattica. Le istruzioni e il coordinamento motorio per condurre un’auto, infatti, presuppongono anzitutto la comprensione e l’acquisizione di concetti. Aspetto che non va dato per scontato, ma facilitato con l’ausilio di tecniche o strumenti quando siano presenti disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) o altre problematiche che coinvolgano il linguaggio.

«La dislessia – spiega Tiziana Zilli, neuropsicologa e specialista di processi cognitivi – è probabilmente il più noto dei disturbi dell’apprendimento. Non riuscire ad automatizzare la lettura rende più difficile non solo il superamento dell’esame di guida ma l’acquisizione delle nozioni teoriche previste nel percorso di scuola guida. Le persone dislessiche necessitano di tempi più lunghi e di uno sforzo mentale maggiorato per decodificare il testo scritto».

Che cosa fare dunque? «Per le persone con dislessia sono disponibili sia strumenti compensativi che strategie facilitanti – prosegue la dottoressa Zilli, che lavora nell’ambito della disabilità e dei disturbi specifici dell’apprendimento presso l’IRCCS E. Medea, l’Associazione La Nostra Famiglia e il Coordinamento Sociosanitario dell’Azienda Sanitaria di Pordenone -. Per esempio un valido strumento è il sintetizzatore vocale. Ascoltare un testo, invece che leggerlo, è sicuramente una buona compensazione alle difficoltà di lettura, perché consente al soggetto di concentrarsi sul significato del testo e dunque di apprendere più efficacemente. È importante sottolineare, infatti, che i disturbi dell’apprendimento non precludono la capacità di condurre un veicolo. Si tratta solo di una difficoltà cognitiva legata alla capacità di leggere e quindi di apprendere i concetti per affrontare l’esame di teoria o di guida». 

Un adattamento della didattica è vantaggioso anche in altre situazioni oltre che nel caso della dislessia? «Quando c’è un depotenziamento delle capacità cognitive, ovvero una disabilità intellettiva, può essere necessario semplificare i concetti, prevedere spiegazioni ridondanti e ripetute, proporre il più possibile un apprendimento esperienziale.  Invece nel caso in cui la competenza linguistica sia limitata, pensiamo ad persona straniera che parla italiano come seconda o terza lingua, sarà opportuno pensare a materiali didattici dedicati che utilizzino un linguaggio semplice costituito da frasi brevi e  con un lessico essenziale». 

Ci sono poi tecniche che favoriscono la memorizzazione  delle informazioni e delle nozioni e possono essere di beneficio in diverse situazioni. «Ad esempio – conclude la dottoressa Zilli – utilizzare mediatori visivi durante le lezioni, fornire della mappe concettuali per orientarsi nei temi delle lezioni, ripetere spesso la terminologia specifica, presentare diversi esempi pratici, porre domande all’inizio della lezione sui concetti chiave».

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