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domenica 24, settembre 2017

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Grandi e piccole storie di ordinaria follia

Grandi e piccole storie di ordinaria follia

Tra circolari che bloccano il mercato e l’altalenante balletto di scelte che caratterizza la nascita dell’archivio unico

Stiamo vivendo un momento davvero illogico in cui si ignorano puntualmente leggi approvate da parte del Governo che, alla fine dei conti, pesano sulle tasche delle imprese e dei cittadini.
“Potremmo intitolarlo così il film a cui stiamo assistendo in questi ultimi mesi”. Con queste parole ho avviato il consueto incontro di fine estate con il gruppo dirigente nazionale e regionale del Settore Studi per analizzare il momento e condividere le azioni prossime future programmate dalla Segreteria Nazionale del 26 agosto scorso. Un susseguirsi, ormai da tempo, di vicende, piccole o grandi che siano poco importa, che sembrano avere un solo comune denominatore: la follia che le caratterizza, intesa naturalmente come l’irragionevolezza e la illogicità nel come si sviluppano e poi nel risultato finale che determinano.

Un susseguirsi, ormai da tempo, di vicende, piccole o grandi che siano poco importa, che sembrano avere un solo comune denominatore: la follia

D’altronde come si può definire la circolare Aci che ha letteralmente bloccato, da un giorno all’altro, il commercio dei veicoli usati nel mercato comunitario e verso quello extra CEE? Una circolare che interviene, illegittimamente, su norme vigenti da oltre 22 anni, modificandone la corretta applicazione e ignorandone addirittura l’esistenza. Una circolare all’insaputa degli attori di quel mercato e penalizza cittadini ed imprese che vogliono legittimamente vendere e/o esportare un veicolo, impedendo loro di poterlo radiare viste le ben note responsabilità fiscali (bollo auto) e civili! Nell’indifferenza generale, o quasi, e in attesa che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti competente assuma in materia le iniziative del caso e quindi ripristini la libera, e corretta, circolazione dei beni.

Sono state palesi e a più riprese, nella primavera scorsa, le prese di posizione in materia da parte del Governo

E poi ancora l’altalenante balletto di scelte che caratterizza la discussione sulla nascita dell’archivio unico dei veicoli. Eppure sono state palesi e a più riprese, nella primavera scorsa, le prese di posizione in materia da parte del Governo come abbiamo puntualmente evidenziato in 1^ Commissione Senato, sottolineando l’esistenza di una legge in materia approvata da questo Parlamento, che, però, rimane a tutt’oggi disattesa. Si tratta di un quadro davvero illogico, dove sono palesi gli effetti di un ben noto gruppo di pressione, che un acuto articolo di Mario Aiello su Il Messaggero definisce “L’INAFFONDABILE ACI E LE LOBBY DEI FRENATORI”.

Un quadro peraltro molto ben sintetizzato nell’inchiesta di fine luglio trasmessa su LA 7 da IN ONDA. Senza dimenticare le recenti difficoltà operative di luglio a causa di alcuni eventi del tutto eccezionali (blocco prolungato del CED per cause legate ad eventi atmosferici, problemi di rete, mancanza d’energia elettrica) a cui si sono sommate l’avvio di una serie di nuove procedure telematiche (pagamenti, revisioni, patenti) che hanno letteralmente bloccato per giorni interi il lavoro di migliaia di studi e autoscuole. E come definire l’incertezza politica sul futuro ruolo “operativo” delle “future Province” e sulla mancanza dei regolamenti previsti per i processi di liberalizzazione? E gli eterni appetiti che si ripropongono puntualmente quando si avvia la discussione sul Codice della Strada, dove tutti vogliono tutto.

Fino al tentativo, tanto stucchevole quanto pretestuoso, di additare il nostro settore, quello privato, di onerosità e inutilità, attraverso campagne stampa del ben noto servizio pubblico di cui sopra che, dichiarando di offrirsi “gratuitamente” alla Collettività, fa finta di non sapere che grava, ogni anno, sulle tasche di cittadini e imprese per oltre 450 miliardi di vecchie lire per fare qualcosa che già fa lo Stato. Soldi che vanno a finire nei bilanci, spesso sotto la lente di cronache giornalistiche, televisive oltre che della Corte dei Conti.

In un sistema dove la costante commistione pubblico/privato determina piccole storie di ignobile disparità comportamentale come quella che raccontiamo in questo numero.
Possibile mai che abbia ragione il Ministro Padoan quando, in un’intervista a La Stampa, anticipando i temi da trattare all’Ecofin di Milano di metà settembre, affermò che “per avviare la crescita occorrono riforme e per farle davvero occorrono azioni condivise e coordinate tra i Paesi comunitari, cedendo un po’ di sovranità alla UE cosicché possa fornire esplicitamente alle autorità nazionali strumenti per contrastare gruppi di pressione che si oppongono alle riforme strutturali”?
Possibile mai che sulle piccole e grandi storie di ordinaria follia che abbiamo appena trattato si debba arrivare a tanto? Sarebbe davvero singolare.

Ottorino Pignoloni
Segretario Nazionale Studi

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