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domenica 7, marzo 2021

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La voglia di proporre un modello nazionale che migliori il lavoro di tutti

La voglia di proporre un modello nazionale che migliori il lavoro di tutti

Tornando a casa tra incoraggiamenti e qualche critica, e il desiderio di riuscire a sfondare il muro di delusione della categoria, prevale la voglia di proporre un modello nazionale che migliori il lavoro di tutti
Tornando a casa, dopo i convegni di Cagliari, Roma, Napoli, Firenze e Venezia, avverto sensazioni contrastanti. Da una parte la soddisfazione di aver incontrato colleghi e associati, molti conosciuti da tempo, altri che non conoscevo e che forse non mi avevano mai incontrato di persona: raccogliere i loro suggerimenti, incoraggiamenti, complimenti e qualche critica, spiegare il punto di vista dell’Associazione, suggerire soluzioni ai vari problemi è una sensazione positiva, un momento importante di verifica e di spinta per il lavoro quotidiano. Dall’altra, la delusione di non riuscire a raggiungere un numero maggiore di colleghi, di non riuscire a sfondare il muro di delusione e di indifferenza che attraversa la nostra categoria, e non solo quella, in questo periodo di crisi economica, di valori e di progetti. Eppure Unasca di valori e di progetti ne ha molti, così come molti sono i valori e i progetti che hanno o dovrebbero avere le autoscuole: professionalità, legalità, ruolo sociale, impegno riconosciuto nel campo della sicurezza stradale.
Le nuove patenti, le nuove metodologie di esame introdotte dalla normativa europea e la patente centralizzata cambiano il modo di operare delle autoscuole aumentando l’importanza della formazione e la professionalità degli operatori. In una situazione normale gli operatori stessi dovrebbero essere felici del cambiamento, vedendo aumentare l’importanza del loro ruolo e di conseguenza le loro entrate. Sempre più spesso, invece, assistiamo a fenomeni di abbassamento della qualità, della svendita del “ prodotto formazione” se non addirittura dell’illegalità.
C’è davvero di che scoraggiarsi, chiudersi in se stessi, diffidare di tutto e di tutti, compreso di quel signore che viene a raccontarti di “opportunità da cogliere e di momento storico”. Ma questo atteggiamento cosa risolve? Serve forse a migliorare le cose? Ad invertire il “flusso negativo”?
L’Associazione propone soluzioni, indica metodi per uscire dalla crisi, il primo dei quali è investire sulla propria professionalità, migliorare la qualità della didattica, differenziarsi dai faciloni e dagli imbroglioni offendo un prodotto migliore. Per farlo offre strumenti concreti e soprattutto un modello collettivo: riunirsi, discutere, mettere a fattor comune esperienze, mediante l’unione provinciale e portare queste riflessioni e le proposte che ne scaturiscono, come i modelli che ne escono, all’attenzione del legislatore, della Pubblica Amministrazione, dell’opinione pubblica, mediante la struttura nazionale.
Un’associazione forte migliora il lavoro e l’immagine di tutte le aziende associate, oltre che della categoria intera. Tornando a casa, a volte, ho la paura di non essere capace di trasmettere questi messaggi e che il pessimismo e la mediocrità prevalgano. Tornando a casa da una trasferta familiare, un sabato pomeriggio passo davanti ad una autoscuola e vedo un’auto con il cofano aperto e un istruttore e tre ragazzi attorno e penso che è vero, comunque, il mondo sta cambiando.
E mi rincuorano anche le decine di nostri istruttori che “postano” su Facebook le guide notturne e le guide in autostrada: divertendosi, contribuiscono a dare una buona immagine dell’autoscuola.

Emilio Patella

Segretario Nazionale Autoscuole

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