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Cima

Nel nostro nome, gli Studi prima della Legge 264/91

Nel nostro nome, gli Studi prima della Legge 264/91

| il 08, ago 2021

Michele Ciccarone, Presidente onorario dell’Unasca, ricorda la nascita della legge che istituì la professione del consulente automobilistico. Trasformare le agenzie in Studi: progetto che nasce con Unasca nel 1967

(e.b.) Nella calda estate romana del 1991, il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga era in vacanza a Courmayeur e teneva con sé il sigillo dello Stato. Il presidente del Consiglio Giulio Andreotti, al suo settimo governo, l’8 di agosto si troverà alle prese con lo sbarco in Puglia di 12mila profughi albanesi. Due giorni prima nasce il World Wide Web: quello del Cern di Ginevra è il primo sito online. Michele Ciccarone, oggi Presidente onorario dell’Unasca, classe 1948, di Sammichele di Bari, tesserato Unasca dal 1969, fu l’estensore materiale dei nove articoli della Legge 264; cui poi fu aggiunto il decimo. E quel mercoledì 7 agosto lo ricorda molto bene.

Dov’era quando la legge 264 fu approvata?
«Ero dietro la porta della 8ª Commissione del Senato. Volevamo chiedere un ulteriore emendamento. Ma arrivò un consiglio provvidenziale».

Quale consiglio?
«Il presidente di Commissione, Guido Bernardi, uscì e disse: guardate che se chiedete un altro emendamento rischiamo di ritardare l’approvazione. Il testo sarebbe dovuto tornare alla Camera in seconda lettura e ci consigliò di farla approvare così com’era. Con il segretario generale dell’Associazione, l’avvocato Ugo Amoresano Telefonammo al segretario nazionale Giampaolo Solci che era di Mantova per riferirgli il suggerimento del senatore e anche lui fu d’accordo con noi di soprassedere e far approvare la legge senza modifiche. La peculiarità fu che il testo della 264 non andò in Aula, ma fu approvata in sede legislativa in Commissione trasporti di Camera e Senato. Era il momento di portare a casa il risultato,chiesto e ottenuto in quattro mesi».

Facciamo un passo indietro ulteriore. Come ci arrivaste?
«Antonio Testa, presidente della Commissione Trasporti della Camera, ci disse che se avessimo presentato un testo con nove o dieci articoli al massimo, sarebbe passata in Commissione. Il senatore Bernardi aggiunse che eventuali modifiche potevano essere fatte in seguito. E così facemmo. Il primo tentativo fu un testo presentato nel 1977, composto di 34 articoli per regolamentare la professione di tremila aziende e che rimase nei cassetti del Parlamento fino al ‘91. A ripensarci, era oggettivamente improponibile. L’onorevole Testa, infatti, ci consigliò di asciugare il testo per ottenerne una più rapida approvazione. Fummo fortunati».

E ambiziosi.
«Unasca ha nel suo stesso nome gli Studi di consulenza, fina dalla nascita dell’Associazione nel 1967 quando ancora erano agenzie d’affari. Il nostro lavoro era di agenzie d’affari e commissioni in base all’art. 115 del T.U.L.P.S. Fu un progetto ambizioso, sì, trasformare le agenzie in studi di consulenza per la circolazione dei mezzi di trasporto. Ottenuta la Legge, ci muovemmo perché fossero rilasciate autorizzazioni in conversioni, e cioè che le nostre autorizzazioni di Pubblica Sicurezza fossero convertite in autorizzazioni a esercitare come consulenti per la circolazione dei veicoli. Tengo a sottolineare che anche ACI fu obbligata a seguire la procedura di legge che prevede l’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione come voluto da Unasca».

Fu anche un salto di qualità nei rapporti con la politica.
«Esercitammo una pressione sulla base dell’evoluzione delle normative, sia italiane che comunitarie. Non potevamo più restare dei passacarte. La politica comprese e ci consigliò, come dicevo prima».

Come festeggiaste allora, quando Cossiga firmò la legge?
«Fu una festa grandiosa. Quel giorno nacque una nuova professione, che Unasca aveva intravisto e voluto per 24 anni».

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