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sabato 24, agosto 2019

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Strade, produttori di asfalto: servono 40 miliardi di euro per la manutenzione in Italia

Strade, produttori di asfalto: servono 40 miliardi di euro per la manutenzione in Italia

| il 22, gen 2019

La produzione di asfalto nel 2018 ha probabilmente superato i 25 milioni di tonnellate. Sorride il direttore di SITEB (Strade Italiane E Bitumi) Stefano Ravaioli, che però ricorda: «Nel 2006 la produzione era a quota 44,2 milioni di tonnellate, oggi non basterebbero per la manutenzione ordinaria. La rete stradale si è ammalorata negli strati più profondi. Per la sistemazione completa servirebbero oggi 40 miliardi di euro».

«Partiamo da un segnale incoraggiante – dice Stefano Ravaioli al “Punto e Giorno al volante” -, probabilmente abbiamo superato i 25 mln di tonnellate di asfalto, la stima più recente è del 17 gennaio. Una ripresa trascinata da ANAS, ma restiamo sempre molto distanti dai numeri di una decina di anni fa. Una volta eravamo preoccupati quando la nostra produzione scendeva sotto quota 40 mln di tonnellate e oggi siamo contenti se tocchiamo quota 25. Quei 40 mln non si raggiungeranno più in futuro, ma è lecito sperare che con una ripresa del Paese forse i 30-33 mln di tonnellate ci possono stare».

Cosa è successo in questo lungo lasso di tempo in cui i dati di produzione andavano sempre calando? «Austerity e spending review – continua Ravaioli -, in realtà non hanno migliorato il quadro. Abbiamo risparmiato, sì. E se gli enti proprietari delle strade non spendono, di certo non rovinano il bilancio. Quel risparmio che si può tradurre in circa 10 mld di euro, ha prodotto un degrado assoluto delle pavimentazioni stradali al punta tale che oggi per ritornare alla situazione iniziale pre- crisi non ce ne basteranno 40 di miliardi, perché i danni sono scesi in profondità».

Per risparmiare sui conti dello Stato, quindi, si è scelto di lasciar deteriorare molto della rete stradale italiana. La stima di SITEB conta circa 500 mila chilometri di rete stradale trafficata, che però non è tutta viabilità primaria. Tolti i 7.200 chilometri di rete autostradale e i circa 25 mila chilometri gestiti da ANAS, il resto non trova fondi regolari per la manutenzione, pur trovandovisi a transitare circa il 70per cento del traffico totale del Paese.

«Abbiamo voluto risparmiare sui lavori di manutenzione stradale – conclude Ravaioli – e intanto l’acqua è penetrata negli strati profondi. Si può rifare lo strato superficiale, ma se lo faccio su una parte ammalorata, succede che la parte sottostante riammalerà anche la parte sopra, rendendo questo lavoro inutile. Un po’ quel che sta succedendo a Roma. Dove si spendono milioni di euro ogni anno per tappare le buche. Ma le buche si formano perché qualcosa è andato male in fase di realizzazione del manto stradale. Possono formarsi, certo, ma le buche devono essere cose rare. Ma quando spendi il massimo per rincorrere le buche non stai facendo manutenzione stradale. È necessario alla sicurezza dell’utente, ma qui serve che qualcuno prenda il coraggio a due mani e decida di chiudere una strada alla circolazione per rifare correttamente la strada partendo dal basso verso l’alto, cioè fino al manto di usura».

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