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venerdì 16, novembre 2018

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UN PAESE FONDATO SULLA PROROGA?

UN PAESE FONDATO SULLA PROROGA?

| il 29, ott 2018

L’Associazione ha incontrato parlamentari di maggioranza e opposizione per far tornare quanto prima il Documento unico nell’agenda politica italiana. Il rischio è che l’entrata in vigore slitti ancora il prossimo gennaio

Siamo un Paese fondato sulla proroga? Domanda che conviene porre seriamente, perché il Documento Unico rischia di non partire dal prossimo gennaio. La riforma della Pubblica amministrazione che porta il nome dell’ex ministro Marianna Madia, ne aveva fissato l’entrata in vigore al primo luglio di quest’anno. Ma qui arriva la prima proroga di sei mesi, che richiede, però, l’emanazione di alcuni provvedimenti, di modifiche al Codice della strada, di un necessario dialogo e tra i ministeri della Funzione pubblica, delle Infrastrutture, Interni e Economia. Nulla di fatto. E così slitta al primo gennaio del 2019. Nel frattempo si parla con sempre più insistenza di un’ulteriore proroga. Non c’è solo il Documento unico, lo sappiamo bene. L’agenda del Governo si infittisce e complica di giorno in giorno: Genova, i conti pubblici, l’Europa. Ci piacerebbe però che uno strumento di semplificazione, qual è il Documento unico, prima o poi ritrovasse posto nelle agende di parlamentari e ministri in carica. Nell’ultimo mese, l’Associazione ha fatto la sua parte: abbiamo incontrato i parlamentari di tutte le forze governative e di minoranza. A tutti abbiamo rappresentato le difficoltà oggettive che viviamo quotidianamente e che fanno temere che il buon senso sia definitivamente smarrito. Abbiamo delineato in prospettiva la Riforma del Codice della Strada e come affrontare le esterovestizioni. Ne abbiamo ricevuto attente manifestazioni di interesse. Agli incontri a Roma seguiranno documenti e nuovi approfondimenti. Infine, abbiamo avuto modo di riscontrare come tutti i parlamentari incontrati fossero ben informati sulla prosecuzione dei lavori per il Documento unico. Voglio sperare si tratti di una questione di tempo. Certo, tutto nel frattempo si complica: interloquire con chi non prende la responsabilità di agire per il bene della collettività e spiegare poi agli Associati che questa sta diventando, nostro malgrado, la normalità.

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