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lunedì 19, agosto 2019

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Codice della Strada: rivoluzione in movimento

Codice della Strada: rivoluzione in movimento

La parola d’ordine per riportare organicità e chiarezza ad una materia complessa quanto fondamentale è “razionalizzare”. Con questo spirito, su proposta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi, il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge recante delega al Governo per la riforma del Codice della Strada. Quali interventi vengono previsti? Ce li spiegano Emilio Patella, Segretario Nazionale Autoscuole, e Ottorino Pignoloni, Segretario Nazionale Studi, in questa intervista doppia.

Uno dei punti di intervento sarà il seguente: introduzione, anche con riferimento ai conducenti minori di età, dell’istituto della patente a punti al fine di intervenire celermente a preventivamente nell’educazione stradale dei giovani utenti della strada.

Sarà davvero utile? E cosa potrebbe cambiare, visto che comunque i minori non sono perseguibili per legge?

Patella: La modifica proposta tende a responsabilizzare e quindi punire i conducenti minorenni di ciclomotori e moto, patenti AM e A1, in particolare estendendo anche a loro la disciplina della patente a punti e eventuali provvedimenti di revisione della patente di guida, ad esempio a seguito di azzeramento punti. Può avere efficacia, a patto, naturalmente, che vi siano adeguati controlli. Personalmente sono convinto che il controllo e la repressione siano strumenti efficaci se abbinati ad un’opera di formazione e educazione, in modo che i comportamenti corretti diventino un modo di essere e non una imposizione mal digerita; in questo modo il controllo e la repressione sono finalizzati a contrastare quei comportamenti scorretti, che sono comunque una anomalia rispetto alla convivenza. Per questo Unasca propone di reintrodurre l’obbligo della formazione teorica e aggiungere l’obbligo della formazione pratica per i minorenni che intendono conseguire la patente. Solo in questo modo si chiude il cerchio e si potrà pretendere maggiore responsabilità, trattando i minorenni al pari degli adulti.

Un altro punto che riguarda il settore delle autoscuole è quello che prevede l’adozione di misure di tutela per l’utenza debole, anche con riguardo a sistemi di maggiore visibilità notturna per i ciclisti. In questo caso come commenta l’intervento?

Patella: L’Unione Europea sollecita azioni incisive in difesa degli utenti deboli, in particolare pedoni e ciclisti e conducenti delle due ruote. Sicuramente vanno intraprese azioni strutturali, come la separazione dei percorsi pedonali e ciclabili, rispetto al resto della viabilità, la messa in sicurezza degli attraversamenti pedonali, le zone urbane a 30 kmh, ecc. Credo però che, ancora una volta, sia importante la formazione, sia degli utenti deboli che degli altri conducenti.

Gli utenti deboli spesso si pongono in situazione di pericolo con comportamenti scorretti e pericolosi, dovuti ad ignoranza, mancanza di percezione del pericolo ( in particolare per bambini e anziani), decadimento della vista, dell’udito e della concentrazione ( popolazione anziana). Occorre intervenire e formare su questi argomenti, con campagne e progetti di educazione stradale, nelle scuole, con le famiglie, nei luoghi di ritrovo per anziani e le autoscuole possono collaborare con altre istituzioni o associazioni.

D’altro canto occorre sensibilizzare i conducenti al rispetto e alla cautela nei confronti degli utenti deboli. Non è sufficiente parlarne o ricordarlo ogni tanto, ma occorre sviluppare una didattica specifica, con esercizi mirati, per educare gli aspiranti conducenti, e magari rieducare i conducenti già abilitati, ad una maggiore attenzione, all’avvistamento del pedone o del ciclista, a prevederne le mosse con anticipo. Ad esempio molti conducenti rallentano o frenano quando il pedone entra nel loro campo visivo e spesso è tardi, mentre è lo sguardo che in determinate conduzioni si deve muovere e “ cercare” il pedone.

Discorso a se meritano i motociclisti. Le statistiche dicono che gli incidenti sulle due ruote sono in aumento, specie quelli gravi. Anche qui occorre agire su due fronti: sensibilizzare i conducenti “ quattroruote” al rispetto dei motociclisti, ad avvertirne la presenza, ecc. Ma occorre anche una formazione seria per chi vuol guidare una moto, specialmente se di prestazioni notevoli. L’Unione Europea in questo senso è intervenuta modificando l’età per il conseguimento delle patenti, le modalità di esame, l’accesso diretto, e proprio in questa ottica Unasca pensa che debbano essere introdotte delle ore di guida obbligatorie.

Vi saranno probabilmente nuove disposizioni riguardanti la circolazione dei veicoli sulla rete stradale ed autostradale in presenza di condizioni atmosferiche particolarmente proibitive, spesso causa di gravi disastri stradali e fenomeni di paralisi e congestione del traffico. Il tema della sicurezza si abbian da sempre al tema delle sanzioni (o pene) per chi provoca incidenti con il suo comportamento: secondo lei è corretto ritoccare le disposizioni? se si, in che senso?

Patella: Negli ultimi anni si è diffusa una maggiore informazione e consapevolezza nei confronti della sicurezza stradale, e uno degli indicatori è dato proprio dal numero notevole di persone che utilizzano pneumatici termici o da neve. Da qualche anno vi sono orme che hanno cercato di introdurne l’obbligo, anche a livello locale, provinciale o regionale.

Occorre in primo luogo rendersi conto che non è possibile circolare sempre e comunque e che il diritto individuale è subordinato al diritto collettivo alla sicurezza, per cui ben vengano norme chiare, accompagnate da sanzioni proporzionate. Quel che lascia perplessi è il fatto che spesso di fronte alla impossibilità di controlli o di repressione di comportamenti pericolosi si continua ad inasprire la sanzione, come se di per se una sanzione severa servisse a indurre comportamenti virtuosi. Non è così: i comportamenti virtuosi nascono dalla convinzione ( educazione) e da controlli e repressione.

Ci sono due punti che certamente riguardano anche il settore studi di consulenza: saranno disciplinati con lo strumento più snello del regolamento e resteranno fuori dal nuovo codice tutte le materie di carattere tecnico soggette a frequenti aggiornamenti a seguito delle norme europee, in modo da poter intervenire in modo più celere; e al fine di snellire i procedimenti ed alleggerire gli oneri amministrativi gravanti sull’utenza il ddl in esame prevede l’emanazione di decreti dirgenziali per le istruzioni attuative in relazione alle modalità di semplificazione delle procedure e di dematerializzazione della relativa documentazione.

Ecco, cosa ne pensa chi da anni combatte per l’archivio unico, la sburocratizzazione delle procedure, e il conseguente risparmio verso l’utente professionale e il cittadino? è un passo avanti o il tentativo di rispondere alla crisi del settore con un provvedimento che corre il rischio di cadere nel vuoto?

Pignoloni: E’ indubitabile che la proposta del Ministro Lupi sia ampiamente condivisibile.

Diventa complicato se non addirittura assurdo, ogni qualvolta emerga una nuova problematica tecnica o si scopra una carenza normativa, dover ricorrere ad una nuova legge per soddisfare le esigenze di cittadini e imprese.

Non possiamo che valutare con soddisfazione il proposito di introdurre modalità di semplificazione della procedura anche se è noto ormai a tutti che l’unico elemento di novità nella burocrazia auto è rappresentato dall’unico archivio dei veicoli che eliminerebbe duplicazioni documentali, procedurali e di costi per gli Utenti e lo Stato.

Ci auguriamo che la proposta del Ministro Lupi venga approvata nel più breve tempo possibile.

Pubblicato sul numero 09/2013 del magazine Il Tergicristallo

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