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lunedì 19, agosto 2019

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«Strada pericolosa? Ma se non mi è successo niente!»

«Strada pericolosa? Ma se non mi è successo niente!»

| il 23, lug 2019

Strada pericolosa? Se la si percorre e non accade nulla, si tenderà a non ritenerla pericolosa, nonostante aumenti la frequenza di imbattersi in un fattore di rischio. È il cosiddetto “Paradosso del giovane guidatore”, che induce a sottostimare gli elementi di rischio alla guida. Giovane, qui, vale come poco esperto; il fenomeno tocca purtroppo tutti i guidatori, non solo quelli anagraficamente giovani. Fenomeno che potrebbe aggravarsi con un nuovo protagonista della mobilità: il monopattino elettrico, che a breve verrà sperimentato sulla base di specifiche ordinanze dei Comuni.

«Il comportamento su strada – spiega Pierluigi Cordellieri, psicologo del traffico e ricercatore all’Università La Sapienza – non è dato solo da me ma anche dal mezzo che guido. Abbiamo messo alla prova soggetti con dei simulatori e quando cambia il mezzo cambia il comportamento stradale. Io posso essere anche una persona ligia, ma cambiando mezzo cambio attenzione; perché entrano in gioco processi cognitivi ed emotivi che abbassano l’attenzione».

Il monopattino elettrico è stato protagonista di due fatti tragici nella prima metà del 2019. A Parigi, dove il monopattino elettrico spopola da tempo, il 10 giugno scorso, un ragazzo di 25 anni è morto schiantandosi contro un camion cui non aveva dato la precedenza. Mentre a Londra, il 14 luglio, è morta la 35enne Emily Hartridge, presentatrice televisiva e youtuber. In Francia questi mezzi non sono ancora regolamentati, mentre nel Regno Unito ne è vietata la circolazione su strada e marciapiede.

«Le distrazioni alla guida – prosegue Cordellieri – possono essere molto diverse. Non c’è solo lo smartphone. Per esempio la distrazione indotta rilassandosi in auto: le nuove tecnologie da una parte abbassano i livelli di rischio facendoci credere che la macchina faccia tutto da sé. Questo riporta quindi a distrarci. Un altro fattore pericoloso è il fenomeno del “guardato ma non visto”. Una persona si ferma allo top e guarda e a destra e a sinistra e viene preso sotto dal conducente che dice “ho guardato ma non ti ho visto”. Accade quando si guarda, sì, ma non con un giusto grado di attenzione. C’è la cosiddetta “abitazione” al pericolo, che è riassunta appunto dal Paradosso del giovane guidatore: se io faccio tutti i giorni lo stesso percorso dove c’è uno o più elementi pericolosi; se lunedì e martedì io passo l’incrocio senza problemi mi convinco che non c’è il pericolo; mentre da un punto di vista logico aumento la possibilità dell’incidente sottostimando il rischio. Infine gli smartphone: dei quali la maggior parte delle persone conosce il fattore potenzialmente pericoloso alla guida, ma pure non riescono staccarsene. È una sorta di dipendenza. Non sopportiamo più la noia. E se per i giovani la soluzione è quella dei social, per gli adulti può dipendere dalla dimensione lavorativa, la mail che arriva mentre si guida e si vuol leggere lo stesso».

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