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domenica 21, luglio 2019

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Archivio unico: realtà o bluff?

Archivio unico: realtà o bluff?

Chi va a vedere se l’Aci bluffa? Mario Rossi di Quattroruote e Maurizio Caprino del Sole 24ore ci dicono la loro.

Burocrazia cara burocrazia. O potremmo dire meglio emendamento caro emendamento. La commissione Bilancio della Camera, come sappiamo, ha approvato l’emendamento alla legge di Stabilità presentato da Ettore Rosato per unificare i due archivi dei veicoli attualmente esistenti, ovvero quello che fa capo alla Motorizzazione civile e a quello del Pubblico registro automobilistico (Pra, ossia l’Aci), e far nascere quindi un unico archivio, mettendo fine all’anomalia tutta italiana, nata negli anni ’20 del secolo scorso. L’Aci per tutta risposta di fronte a questo possibile nuovo regolamento si è detto disponibile da subito a collaborare a questo processo, mettendo a disposizione la propria esperienza, il know how e la sua rete sul territorio. L’Aci, quindi, sembra tranquillo. Perchè ? L’emendamento verrà spazzato via dal Parlamento? E posto che l’emendamento passi, arriveremo davvero all’archivio unico?

“Di abolizione del Pra, di unificazione degli archivi automobilistici, si parla da tempo immemorabile – ci spiega Mario Rossi, giornalista di Quattroruote – e sono innumerevoli i tentativi di semplificare quest’unicum tutto italiano. Di norme non attuate, anche nel settore auto (vedi targa personale) ne abbiamo viste tante. Stavolta, però, si tratta di qualcosa di più di un tentativo. E non per il famoso “emendamento Rosato” alla legge di stabilità, ma da un  lato perchè la riforma è all’ordine del giorno del Commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica, Carlo Cottarelli, ex direttore del Dipartimento finanza pubblica del Fondo monetario internazionale che ha scritto nero su bianco nel suo programma di lavoro di una “necessaria riforma motorizzazione civile-Aci”, ma anche perchè c’è oggi più che mai la necessità di una riduzione dei costi per I cittadini e di una reale semplificazione del sistema. Si vedrà se tutto ciò si tradurrà in pratica, ma, vi confesso, sono quasi ottimista”.

Se davvero saltasse il Pubblico registro, cadrebbe con esso tutto il castello di carte dell’Aci, i suoi apparati, gli interessi, le clientele. Da più di un decennio funziona lo Sta, lo Sportello telematico dell’automobilista, che ha facilitato la vita a cittadini e imprese, ma il Pra è rimasto ugualmente al suo posto. Allora facciamo finta che l’emendamento passi. L’Aci appare sempre, forse troppo tranquillo. Cosa pensi?

“C’è una consapevolezza da parte di Aci di un offuscamento della propria immagine, quindi è chiaro che la comunicazione Aci oggi sia orientata a cavalcare l’onda della propria utilità, talvolta dando direi un’interpretazione piuttosto “ardita” del proprio ruolo e delle proprie funzioni. Il Pra, poi, è il polmone finanziario e la colonna portante dell’Aci: senza Pra, niente Aci. Che i due registri svolgano funzioni diverse è vero, anche se solo in parte. Va considerato il lavoro mastodontico svolto dalla Motorizzazione rispetto al Pra che non è vero che non costa un euro allo Stato. L’aumento delle tariffe nel 2013, guarda caso, ha fatto tirare un sospirone di sollievo coprendo i buchi,  ma a danno dell’automobilista.

Il problema comunque non è solo di natura economica, ma di garanzia di una funzione. L’importante è fare in modo che si metta insieme tutto il personale realmente operativo di Pra e Motorizzazione esaltando le competenze di chi ne ha già, riqualificando chi non ne ha o non ne ha più e stanando chi non ha mai lavorato.

Maurizio Caprino: “Una norma scritta tanto male che non si può applicare” 

“Se dobbiamo badare a com’è stato scritto il comma della legge di stabilità che parla di archivio unico, l’unica conclusione possibile è che è l’ennesima norma destinata a restare inattuata: è scritta tanto male che non si può applicare. E, se anche fosse applicata, darebbe pochi benefici: la semplice unificazione degli archivi dev’essere accompagnata dall’unificazione delle strutture burocratiche che ci sono dietro, in modo da rendere efficiente l’impiego del personale, risparmiare sugli immobili, sui costi di approvvigionamento eccetera. Inoltre, sarebbe il caso di estendere il concetto di archivio unico alla gestione del bollo auto: oggi ogni Regione ha il suo, quindi di fatto gli archivi non sono due come ci sembra, ma oltre venti. Che costano e non sono sempre tempestivamente allineati. Insomma, la legge di stabilità ha inciso poco. Però è in corso la seconda ondata di spending review (quella del governo Letta), che almeno a parole si preannuncia più fruttuosa di quella avviata da Monti due anni fa. I precedenti non sono incoraggianti, ma vista la gravità della situazione si “rischia” che stavolta qualche risultato arrivi davvero. E potrebbe riguardare anche le pluridecennale rivalità Pra-Motorizzazione. Non c’è poi affatto da stupirsi se i commenti positivi su una norma arrivano anche da chi sembra esserne penalizzato (Aci). Prima di tutto perché la storia insegna che molte norme restano di fatto inapplicate. E poi perché ormai anni di antipolitica e denunce contro le varie caste sconsigliano di remare contro la marea mediatica montante, per non rendersi invisi all’opinione pubblica. Molto meglio cercare di “guidare” il cambiamento. Al limite anche arrivando al “cambiare tutto per non cambiare niente”, che è nel Dna del nostro Paese.

Che i due registri svolgano funzioni diverse è vero, anche se solo in parte. Altrettanto vero è che la funzione del Pra non è eliminabile, come invece viene frettolosamente suggerito da qualcuno e non da oggi. Però occorre che il Pra faccia davvero il Pra, garantendo davvero la certezza della proprietà. Storicamente, questo non è avvenuto: basta pensare al proliferare dei prestanome e al fatto che l’ipoteca, nata per garantire le transazioni commerciali, è stata sostituita nella prassi da strumenti non ortodossi. Dunque, paradossalmente ci vuole “più Pra” e questo non necessariamente comporta gravi appesantimenti burocratici per i cittadini, perché l’evoluzione delle tecnologie informatiche apre frontiere impensabili non solo nel 1927 (anno di istituzione del Pra), ma anche solo nel 1992 (anno dell’ultima riforma). Solo così, peraltro, si darà un senso all’affermazione secondo cui il Pra non costa un euro: in realtà il costo c’è e viene ripagato ogni giorno non con la fiscalità generale, ma con le tariffe pagate dai cittadini che hanno bisogno di pratiche di sua competenza. Bisogna che queste tariffe siano commisurate alla reale utilità per il cittadino e ciò accadrà solo se avremo appunto “più Pra”.

Di Mattea Guantieri

Pubblicato sul numero 02/2014 del magazine Il Tergicristallo

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