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domenica 16, dicembre 2018

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SALVABIMBI, BRAVA UNASCA

SALVABIMBI, BRAVA UNASCA

| il 20, set 2018

Sottosegretario Dell’Orco, qual è l’impegno del Ministero per la sicurezza dei bambini in auto?
 
«Una delle primissime iniziative è il disegno di legge parlamentare, che con l’appoggio del Governo ha già avuto il via libera dalla Camera e aspetta a breve quello del Senato, e che va a intervenire sul Codice della Strada per rendere obbligatorio l’uso dei dispositivi anti abbandono per i seggiolini per i bambini in auto. È da circa dieci anni che se ne parla. Il Parlamento faceva audizioni su audizioni, leggi su leggi, ma queste non trovavano mai la fine venendo sempre arenate o alla Camera o al Senato. Finalmente si è arrivati a questa legge, che sancisce un’obbligatorietà considerando però anche delle detrazioni per venire incontro alle famiglie».
 
Cosa ne pensa dell’iniziativa di Unasca in programma il 29 settembre con 100 allarmi salva bebè da applicare ai seggiolini auto?

«Quella di Unasca è un’iniziativa ottima, che va di pari passo con quanto sta facendo il nostro Governo sia a livello normativo sia con una campagna di comunicazione per sensibilizzare i genitori e la diffusione dei nuovi strumenti elettronici che li aiutino a evitare distrazioni. Siamo contenti che anche le associazioni e gli enti del territorio si occupino di questa problematica che riguarda la vita di tutti i giorni dei bambini italiani».
 
Avete previsto anche un secondo Ddl, sulla mobilità sostenibile. Ci spiega di cosa si tratta e come la sicurezza e l’aspetto sostenibile possano andare di pari passo?

«Avremo un’attenzione particolare alla mobilità dolce, quindi all’utenza debole, in particolare i pedoni e i ciclisti. Ci sono tante associazioni di categoria che da anni ci chiedono delle tutele per la mobilità ciclabile, a partire dalle case d’arresto avanzate per i ciclisti e anche da nuovi regolamenti per gli enti comunali su come devono essere predisposte le piste ciclabili, affinché siano in massima sicurezza; per permettere, dove è possibile e soprattutto dove è sicuro, anche l’ingresso delle biciclette nelle corsie preferenziali, ad esempio dove passano i bus, fermo restando che ci sia la massima sicurezza. L’anno scorso sono stato ad Utrecht e ad Amsterdam e abbiamo preso contatti con le amministrazioni locali e con il governo per importare queste pratiche virtuose che sono già realtà in altri paesi. Noi siamo indietro, ma dobbiamo metterci al passo con i tempi, soprattutto per quanto riguarda la mobilità dolce».

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