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Fuori dall’abitacolo il Covid-19: tornare alla guida dopo due mesi di lockdown

Fuori dall’abitacolo il Covid-19: tornare alla guida dopo due mesi di lockdown

| il 05, mag 2020

Convivere con il Covid-19 al volante, quali effetti avrà sul traffico? Saremo più empatici con tutti gli utenti della strada? Torneremo al volante con quel “tesoretto” di solidarietà e senso della comunità che abbiamo sviluppato dai balconi durante i due mesi di lockdown? Se gli incidenti stradali sono per forza di cose spariti dalla cronaca, lo scenario che si apre dal 4 maggio è tutto da scrivere. Occorrono prudenza e autocontrollo forse in misura ancora maggiore. L’emergenza epidemiologica non è chiusa, l’economia restituisce cifre negative. Se per qualcuno la casa è diventata un’estensione dell’ufficio, per molti lo è ormai della scuola per i figli: un compito in più. Ne parliamo con la psicologa del traffico Federica Biassoni, che lavora nell’Unità di Ricerca in Psicologia del Traffico e nel Laboratorio di Psicologia della Comunicazione, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

«Guidare l’auto è un’esperienza che tiene insieme due aspetti, sempre compresenti, a volte conflittuali. Da un lato, siamo utenti della strada insieme ad altri utenti; quindi in un contesto di interazione profondissima. Dall’altro lato siamo dentro la nostra bolla, che corrisponde all’abitacolo. Un microspazio, in cui si percepisce un alto senso di protezione di sé. Durante questi due mesi, il lockdown ci ha costretti a focalizzarci su uno spazio ancora più isolato».

Tutto questo come si scaricherà a terra; anzi, al volante?

«Torniamo alla guida con un’accentuazione dell’attenzione e dell’allarme attorno al nostro spazio. Certo, ora è difficile trarne una previsione sul comportamento degli automobilisti. Lo vedremo nelle prossime settimane».

Il senso di allarme, quasi di invasione del nostro microspazio, equivale a rabbia?

«Si può trasformare in rabbia, sì. Le occasioni sono le più disparate. Pensiamo per esempio all’ingorgo, una situazione caotica che percepiamo come impersonale. Oppure ai rallentamenti per i lavori stradali. Sono percepiti come ostacoli che si frappongono tra me e la mia meta. Uno dei pochi modi in cui la rabbia si può mitigare è ricordarsi che quelli che io percepisco come ostacoli sul mio percorso sono utenti della strada come me. Le persone non ci stanno ostacolando volontariamente. Siamo invece in uno spazio comune, che riguardi due automobilisti o che si sia in tanti. Non è un ostacolo tra me e la mia meta».

Un appello all’empatia. Ci torna utile quel patrimonio di solidarietà che abbiamo visto dai balconi, in cui si canta o balla col dirimpettaio che fino a poche settimane prima nemmeno salutavamo?

«In auto, più che gli altri, tendiamo a proteggere noi stessi. Se quel “tesoretto” di empatia produrrà qualche effetto alla guida, potrebbe essere una maggior prudenza. Un altro fattore che entra in gioco è che la minaccia della trasmissione del virus non è finita. Credo che difficilmente vedremo scene di aggressività come quando addirittura qualcuno scendeva dall’auto per andare a sbraitare al finestrino di chi gli aveva tagliato la strada. Tenderemo a proteggerci, in questo senso saremo più prudenti».

Traffico significa anche interazioni facciali, segnali che dicono molto e che possono aiutare a risolvere potenziali conflitti. Come sarà, ora che fuori dall’abitacolo gireremo con le mascherine, e anche in auto, se avremo un passeggero?

«Anche questo è un fattore di novità, senz’altro. Non poter leggere le espressioni facciali altrui ci allarma. Un sorriso, in un malinteso, ha un effetto sedativo. Non poter poggiare su questi segnali aumenta lo stato di allerta per comprendere le intenzioni altrui».

In una parola, altro stress.

«Cui si aggiungono altri fattori esterni: la tensione cumulata a casa in questi due mesi senza la possibilità di allentare la compresenza, possibili difficoltà economiche o di preoccupazione per il futuro, persino la richiesta di nuove procedure e comportamenti nei luoghi di lavoro e in molti aspetti della vita quotidiana, cui dovremo prestare massima attenzione. Sono tutte richieste che aumentano lo stress di guida».

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