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Piano nazionale della sicurezza stradale, proposte Unasca in audizione al Senato

Piano nazionale della sicurezza stradale, proposte Unasca in audizione al Senato

| il 25, nov 2021

Unasca in 8ª Commissione Lavori Pubblici del Senato per l’audizione sul Piano Nazionale della Sicurezza Stradale. Mercoledì 24 novembre, Emilio Patella e Andrea Onori, Segretario e Vicesegretario nazionali Autoscuole Unasca, hanno esposto ai senatori della commissione equivalente alla IX della Camera i punti salienti del documento che l’Associazione ha elaborato in sinergia con EFA, l’associazione delle autoscuole europee, per potenziare la formazione alla sicurezza stradale.

«Ai senatori – riassume il Segretario nazionale Autoscuole Emilio Patella – abbiamo esposto la mission delle autoscuole che Unasca ha il compito di rappresentare e della categoria che conta in Italia circa 30 mila dipendenti e collaboratori. Tra questi, si contano figure professionali quali medici, psicologi, ingegneri, laureati in giurisprudenza. C’è poi la rete europea istituzionale in cui Unasca si muove che è quella della ERSC (European Road Safety Charter), iniziativa UE per la diffusione e l’impegno sulla sicurezza stradale, di cui Unasca è referente per l’Italia. Abbiamo cercato di mettere a disposizione della sicurezza stradale una grande potenzialità ancora non pienamente sfruttata. Per percorrere l’ultimo miglio di questo tragitto educativo e istituzionale, abbiamo esposto i punti salienti della “matrice formativa” elaborata insieme a EFA con l’obiettivo di diminuire gli incidenti e le vittime della strada, fino ad arrivare all’obiettivo “zero”».

Insieme a EFA, Federazione Europea delle Autoscuole, cui Unasca aderisce, è stato elaborato un modello di matrice formativa che prevede l’esame come momento di verifica delle conoscenze sui segnali stradali, le norme di comportamento, le manovre, e la formazione obbligatoria per approfondire e affinare le competenze con focus sul soccorso stradale, la percezione del rischio, l’uso di alcool e droghe e loro effetti sulla guida, le responsabilità civili e penali legate alla circolazione stradale, materie su cui è difficile formulare quiz che incidano effettivamente sulle scelte di guida e di vita dei futuri conducenti.

«Siamo partiti – prosegue Patella – dalla considerazione che i precedenti Piani datano ormai dall’anno 2000 con una situazione tragica di incidentalità e di morte sulle strade. Da allora, i decessi sono stati ridotti da oltre 7.000 a circa 3.000 all’anno, risultato importante, anche se non ottimale, frutto dei miglioramenti nella formazione dei conducenti e nel sistema di esame: patente a punti e direttive comunitarie in tema di patente europea e della carta di qualificazione del conducente per gli autisti professionali, sono stati fattori determinanti per questi risultati. Resta però il fatto che la maggioranza degli utenti della strada guida veicoli a motore e, nel contempo, provoca la maggior parte degli incidenti stradali. Per questo motivo, il Piano dovrebbe prevedere nuove azioni specifiche in tema di formazione e di abilitazione dei conducenti, altrimenti non raggiungeremo gli obiettivi prefissati».

Nell’intervento di mercoledì 24 in Commissione Lavori Pubblici del Senato, Patella e Onori hanno focalizzato il suo intervento su due punti: una strategia per le due ruote a motore per i conducenti over 65.

«Le statistiche ACI/Istat sull’anno 2020 – argomenta Patella – rilevano 645 vittime tra gli utilizzatori delle due ruote a motore, secondo valore assoluto dopo quello degli utilizzatori di autovetture (1018). Una tendenza che purtroppo è evidente già da qualche anno. A fronte di una diminuzione generale di vittime della strada, sono percentualmente in aumento quelle dei motociclisti. Nel Piano si dice che occorrono nuove norme, ridurre le velocità, favorire la circolazione di veicoli più sicuri, responsabilizzare gli utenti, ma non si prevede l’obbligo della formazione iniziale per conseguire la patente del ciclomotore e dei motocicli, in particolare per i minorenni. Si dà cioè per scontato che l’esame di teoria e di guida siano sufficienti a stabilire la preparazione dei conducenti senza preoccuparsi se le nozioni imparate e dimostrate all’esame siano effettivamente interiorizzate e diventino valori e comportamenti virtuosi. Unasca quindi propone di inserire un ulteriore punto nelle linee strategiche specifiche relativo all’obbligo di una formazione minima per i conducenti delle due ruote a motore, nell’ottica del raggiungimento dell’obiettivo di una riduzione del 55% delle vittime per il 2030».

Per quanto riguarda, infine, gli over 65, nel Piano Nazionale della Sicurezza Stradale si stabilisce che occorre aggiornarli sul corretto utilizzo delle tecnologie della sicurezza attiva. E ancora, si dice di responsabilizzarli affinché prendano le opportune precauzioni per evitare incidenti e lesioni attraverso interventi di educazione e programmi di aggiornamento.

«Le autoscuole – conclude Patella – concordano pienamente e siamo disponibili a mettere a disposizione le nostre strutture, i nostri docenti e i nostri veicoli per svolgere questa funzione. Corsi online o “pillole informative”, di cui si sente parlare, sono strumenti utili ma difficilmente efficaci. L’obiettivo è che le persone percepiscano il miglioramento delle loro conoscenze, così da modificare comportamenti sedimentati in anni di guida da parte di persone poco abituate alle nuove tecnologie. Meglio un percorso di convincimento che parta da esperienze individuali, spesso legate al territorio, in cui i partecipanti possano identificarsi e farsi guidare dall’esperienza del docente».

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